Pasto nudo

settembre 28, 2010

Per quale motivo dovremmo leggere i deliri e le ossessioni di un tossicodipendente? Perchè Pasto nudo, ovvero il boccone sospeso sulla punta della forchetta, l’istante prima di venire fagocitato, è questo: un viaggio nell’ inferno interiore di un drogato, costellato di miseria, perversioni, disperazione e naturalmente dipendenza.

Perchè allora addentrarci in questo mondo? Perchè intraprendere la lettura di un non-romanzo che si sviluppa e si  frammenta in una miriade di torbide storie evocanti una città infernale, l’Interzona, odierna Sodoma e Gomorra, in cui creature aliene dedite alle più perverse pratiche (omo)sessuali si avvicendano a medici schizofrenici che asportano tumori con la bocca e a malvagi politicanti che mirano ad esercitare una sorta di controllo mentale sulla popolazione ?

Potremmo ingenuamente classificare Burroughs come un esponente della Beat generation e, così facendo, esorcizzare questo libro ascrivendolo ad un determinato periodo storico e ad un determinato contesto culturale e sociale. Purtroppo non è così semplice. Il disagio esistenziale che traspare dalle pagine di Pasto nudo è un disagio che ha accompagnato e accompagnerà sempre l’uomo poichè lo inquadra nelle sue costitutive debolezze: la sua finitezza, il suo costante bisogno di qualcosa di esterno che giustifichi e guidi la sua esistenza, il suo rapporto conflittuale verso l’altro visto ora come rivale da sopraffare ora come membro di una collettività al di fuori della quale il singolo non potrebbe sopravvivere.

Ma soprattutto la sua dipendenza. La dipendenza dell’ uomo da qualcosa. Emerge dai deliri Burroughsiani quell’ algebra del bisogno che regola i rapporti tra chi è disperatamente dipendente da qualcosa e chi quel qualcosa può fornirglielo. E allora la tossicodipendenza diventa il simbolo di qualsiasi altra forma di dipendenza umana :ad esempio volgarmente la disperata dipendenza dal gioco d’azzardo, la disperata dipendenza da internet, la disperata dipendenza da una persona….

La (tossico)dipendenza diventa inoltre un fatto individuale e privato poichè la società non mira a liberare l’ uomo dai suoi demoni ma anzi è responsabile e alimentatrice di quella forma di dipendenza. Burroughs almeno questo lo dice esplicitamente quando nell’ appendice scrive:

I drogati sono persone malate che non possono agire altrimenti da come agiscono. Un cane rabbioso non ha altra scelta che mordere. Assumere una posizione ipocrita non serve a niente a meno che il vostro fine sia quello di mantenere attivo il virus della droga. E la droga è una grande industria. Ricordo di aver parlato con un americano che lavorava per la Commissione sull’ afta epizootica in Messico. Seicento mensili più rimborso spese:<<Quanto durerà l’epidemia?>> mi informai. << Finchè riusciamo a farla durare…Sì…forse scoppierà anche in Sudamerica>> rispose lui con aria sognante.

L’ ossessione del lavaggio del cervello e della tecnologia attraverso cui realizzarlo, presente sotto traccia in tutto il libro, è appunto l’espressione parossistica di questa concezione criminale della società da cui sembra possibile fuggire solo attraverso una specie di follia pirandelliana ben esemplificata dallo stile in cui è scritto l’ intero libro, come a voler dire:  pensare in modo sconnesso e frammentato è l’ unico modo per sottrarsi al controllo mentale operato della società.

In definitiva, perchè leggere Pasto nudo ?  Per vedere quanto siamo capaci di esplorare i lati più oscuri e miseri della nostra personalità. Perchè non leggerlo invece ? Per paura forse di constatare come in alcune occasioni non siamo poi così tanto diversi da un tossicodipendente? La lettura è per stomaci forti,è vero, ma forse tanta violenza espressiva è necessaria, oltre che per sensibilizzare sul problema della droga, anche per richiamare la coscienza di ciasuno di noi alle nostre più intime paure e debolezze, (ri)scoprendoci nella nostra costitutiva fragilità e contingenza.

In questo senso leggere Pasto nudo è come fare un bagno di umiltà.

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Dedalus

settembre 15, 2010

Ti voglio dire quello che farò e quello che non  farò.Non servirò ciò in cui non credo più, si chiami questo la casa, la patria o la Chiesa: e tenterò di esprimere me stesso in un qualunque modo di vita o di arte quanto più potro liberamente e integralmente, adoperando per difendermi le sole armi che mi concedo di usare: il silenzio, l’esilio e l’astuzia.

(J.Joyce, The Portrait of the Artist as a Young Man)

The Portrait of the Artist as a Young Man (conosciuto in Italia come Dedalus o Ritratto dell’artista da giovane) è un esempio di Künstlerroman, ovvero di  romanzo di formazione di un artista. James Joyce (1882-1941) iniziò a scrivere l’ opera nel 1905 intitolandola Stephen Hero salvo poi riscriverla successivamente e pubblicarla in volume nel 1916 con il titolo che conosciamo.

Il romanzo è semi auto-biografico: la giovinezza trascorsa in Irlanda, l’educazione ricevuta presso  collegi gesuiti, una possibile vocazione religiosa, il dissesto economico famigliare e in ultimo la decisione di abbandonare il suolo natio sono i comuni denominatori delle esperienze giovanili di Joyce e di  quelle del protagonista della sua opera Stephen Dedalus, che quindi altri non è che un alter ego dell’ autore stesso.

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La bella estate

settembre 7, 2010

Tutta la mattina pensò di ammazzarsi, o almeno di essersi presa la polmonite. Così sarebbe stata colpa loro e avrebbero avuto rimorso. Ma ammazzarsi così non valeva la pena. Era lei che aveva voluto fare la donna e non c’ era riuscita. Sarebbe stato come ammazzarsi per essere entrata in un negozio di lusso. Quando si è stupide si torna a casa. “Sono una povera disgraziata” diceva Ginia rasentando i muri.

(C.Pavese, La bella estate)

La bella estate è un romanzo breve scritto da Cesare Pavese (1908-1950) e compare nell’opera omonima, edita da Einaudi nel 1949, insieme ad altri due brevi romanzi dell’ autore: Il diavolo sulle colline e Tra donne sole.

In questo post mi voglio soffermare esclusivamente sul romanzo che apre l’opera, ovvero La bella estate : è la storia dell’iniziazione alla vita di una ragazza, Ginia, che incarna le debolezze tipiche dell’adolescenza( senso di inadeguatezza,insicurezza e fragilità). Ginia è una ragazza cresciuta in fretta, che ha perso la madre e lavora e governa la casa dove vive insieme al fratello Severino, di qualche anno più grande di lei. A questa maturità di doveri non corrisponde ancora una maturità emotiva: Ginia non ha avuto ancora alcuna esperienza con i ragazzi, anzi guarda con superiorità le altre ragazze che si “rovinano” così presto. Il peso della sua serietà cozza contro la frivolezza delle sue coetanee. La constatazione di questa diversità la spinge a stringere amicizia con Amelia, una ragazza, agli occhi di Ginia già adulta, che si guadagna da vivere posando come modella per i pittori. Ginia prega l’amica di poterla vedere all’opera mentre posa e quando l’occasione si presenta sarà l’ inizio di un’esperienza destinata a segnarla per sempre.

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New York playlist

settembre 6, 2010

Ecco una mia personale playlist del rock legato, in un modo o nell’ altro, a  NY  (1960-1990):

Parallelamente al fenomeno della new wave a New York si sviluppava, sempre nella Grande Mela, la breve ma intensa stagione della no-wave.

No wave perchè si opponeva alla cultura new wave, espressione, come abbiamo visto, dei circoli intellettuali newyorkesi. La testimonianza più importante di questa stagione è la raccolta No New York del 1978, prodotta da Brian Eno in cui compaiono le più importanti formazioni del periodo: Contortions,Teenage Jesus And The Jerks, Dreaming Mars, DNA.

La loro musica è caratterizzata da violenza espressiva e clangori indefinti ed è debitrice del free jazz di A.Ayler e del minimalismo di LaMonte Young. L’ indiscusso  protagonista delle composizioni è il rumore.

Ed è proprio in un festival no wave, il Noise Fest, nel 1981, che Thurstoon Moore conosce Lee Ranaldo,che all’ epoca faceva parte dell ‘ ensemble del compositore d’avangardia Glenn Branca.

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